La didattica dell'Alternanza

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22Feb2019
| Scritto da Amministratore

Corso di C. Gily Reda – Didattica generale

LA DIDATTICA DELL’ALTERNANZA

1. CONSULENZA DIDATTICA E COACHING

Nel primo e nel secondo libro già pubblicati sul tema con Emilia Mallardo, Meravigliosa Voce e Coaching Didattico, si è dimostrato come la teoria del coaching si basi su una metodologia eminentemente filosofica e possa diventare un elemento importante dei corsi per il sostegno didattico. Filosofica perché il coaching fonda sul dialogo e sul libero concordare di docente e discente le fasi dei processi di apprendimento, nel caso dell’insegnamento, o del rasserenamento, nel caso di coaching psicologico. Qui il termine ‘psicologia’ è usato in un senso molto specifico, cioè facendo riferimento alla psicologia filosofica, oggi quasi dimenticata per il prevalere di quella scientifica. Mentre quella psicologia si era molto occupata specialmente di educazione e di etica, campi che i nuovi psicologi non trattano in modo specifico – se si guarda ai casi non clinici. Sono i due settori in cui si deve fare spazio ad asserti storici, più che a leggi, perché riguardano le scelte ed i sentimenti in modo particolare; perciò, le premesse dei discorsi e i metodi messi a punto nelle azioni sono discorsivi ed analogici, non giungono che in pochi casi a ‘leggi’, e dove ci sono costanti esse non somigliano alle leggi scientifiche o giuridiche – sono piuttosto, per usare una parola di Vico, ‘Degnità’, punti di comune convergenza di opinioni, nella libertà del dialogo.

 

 

La psicologia filosofica ha dato grandi contributi alle attuali scienze del settore, ma diversamente da esse non considera il docente diverso dal discente/cliente – non impartisce cioè lezioni sull’altrui subconscio, né mantiene il timone del discorso giudicando i ‘fatti’ esposti. I due dialoganti hanno un ruolo preciso, deciso in partenza nel patto di mutuo rispetto che connota l’identità dei partecipanti; in entrambi i casi si alternano ruoli attivi e passivi, come nei normali processi di formazione, con diverse responsabilità e modi, secondando il ruolo assunto. Nel dialogo ognuno adopera i suoi metodi di espressione, che sono per lo più espliciti nel docente, mentre sono più spesso impliciti nel discente, dal che si deduce l’importanza della preparazione del docente ad apprendere la comunicazione non verbale in tutte le sue modalità. Perciò alla fine del libro cono citati autori che di solito non rientrano nella preparazione docente, e sono invece utili a configurare la psicologia filosofica in cui è utile aggiornarsi, dove ha grande spazio il mondo della comunicazione in genere. Solo indagando e conoscendo i termini del rapporto integrale, si può compiere il progetto da cui è partita l’azione dialogica: cioè occorre una precisa messa a punto didattica, vale a dire una metodologia. Essa come nella maggior parte delle scienze, si affida per piccola parte alla tradizione e di più alla capacità personale di adattare la tradizione al presente ed al caso particolare.

Risulta così evidente la somiglianza della psicologia filosofica con il coaching, termine nato per designare l’attuale gestione dei lavori in team, nata nell’ambito dei percorsi di qualità totale e poi diventata di interesse generale per la validità dei metodi messi a punto. L’originalità fonda nel principio industriale di giudicare della bontà del lavoro a partire dal prodotto, analizzato secondo criteri stabiliti appunto dalla cosiddetta Qualità Totale, che spesso giunge a valori numerici o comunque codificati.

La valutazione del lavoro quindi non investe direttamente il soggetto operante, ma la qualità del prodotto; sono intrinsecamente legate, ma se il prodotto è un successo o un insuccesso del progetto iniziale – è un dato di fatto da cui si può partire in comune accordo. Se il progetto e la valutazione son ben dettagliati e ben ‘accompagnati’, cioè coached, ciò consente di evidenziare gli errori senza offendere il lavoro di ognuno: e perciò di consentire l’ottimizzazione del prodotto e delle competenze, rinsaldando la responsabilità. Nessuno considera l’insuccesso un fallimento, ma un che di perfettibile: o raggiungibile ovvero bisognosa di un ridimensionamento per dare comunque un prodotto finito. Tutto ciò dà alla filosofia del coaching il suo carattere eminentemente ‘costruttivo’, com’è tipico delle filosofie di oggi che si riallacciano in qualche modo a Giambattista Vico.

Quando la filosofia era la scienza inferiore solo alla teologia, come essa configurava la visione del mondo; la psicologia s’interrogava sull’uomo interiore, che ha sempre bisogno di capire se stesso, di rispondere alle grandi domande della Vita. La psicologia di Herbart si situava proprio in questo ordine di riflessioni con la sua riflessione sistematica; nel campo psicologico ebbe il pregio di una teoria delle associazioni mentali, di come si creano nuovi concetti, sentimenti ed abilità grazie all’analogia, appena sottolineata nel suo valore da Kant. Fatti casuali eccitano la memoria suscitando moti psichici che possono turbare i dialoghi e l’educazione – occorre che il docente li conosca e sappia come ovviare ai problemi che ne derivano. Il metodo di Herbart fu di curare la pigrizia con lo stimolo dell’attenzione, senza gravare troppo sulla stessa materia, variando verso una più interessante quando viene meno la molla della vivacità. Era un precettore del 1790-1810, imparò nel suo mestiere quello che molto dopo la didattica impone come metodo in ogni scuola: lui naturalmente avendo solo pochissimi allievi, poteva vedere subito i risultati del suo agire, fondato sull’effettiva conoscenza di ognuno; il precettore viveva con gli allievi per tutto il tempo della loro educazione. Così, puntava tutto sull’attività del discente interessandolo. Il docente sa il suo mestiere, diceva Rousseau, se sa ‘perdere tempo’, cioè far sì che l’allievo impari quanto possibile da solo, l’apprendimento resiste ad un insegnamento noioso.

La differenza grande della psicologia filosofica sta nel non ritenere la difficoltà psicologica una malattia, trasformando il discente in ‘paziente’, oppure nel considerare che la forza possa imporre la maturazione della mente. Se si punta sulla collaborazione i problemi si possono risolvere razionalmente, insegnando il gusto di saper ragionare, cosa per cui occorre avere davanti un problema ben definito nella sua consistenza interessante, cioè comprensibile da uno che, come un giovane, non sia esperto della materia in discussione, si ponga attivamente nel desiderio di capire meglio quel che si dice. Se si sanno intersecare i problemi in modo trasversale, si ha appunto la possibilità di attuare quel prendersi cura della formazione interdisciplinare, come con diverse denominazioni si dice da quarant’anni almeno. Le discipline, affidate a diversi competenti, sono però rimaste impermeabili le une alle altre nonostante ciò, perché legate da dei programmi che poi sono l’oggetto dell’esame finale. Ciò accade anche quando diverse discipline sono insegnate dallo stesso docente, come hanno dimostrato i casi classici della storia e della filosofia, delle Lettere, della Matematica e Fisica… una volta operata la specializzazione, occorre una didattica apposita per abbattere il muro, lavorando in classe secondo tempi e modi stabiliti.

La didattica oggi può ovviare al problema, servendosi delle comunicazioni di massa e della rete, che necessariamente adoperano un mix di parole e di immagini, il linguaggio complesso dei foto-filmati, che riuniscono in un sol testo linguaggi così diversi che il giusto modo di confezionarli è oggi il team. Nessun autore ha mai scritto da solo – si è sempre intrinsecato ad una lingua. Il problema è appunto che la lingua è mutata drasticamente, e ancora troppo poco didatticamente, nella lingua di parole e immagini. Essa comprende tutto in uno, ma le singole competenze richiedono tante diverse tecniche da finire col lasciare del tutto in secondo piano l’argomento, i valori di esso, il senso di una letteratura. Predomina come carattere la vendibilità del prodotto – anch’esso elemento sempre presente, ma oggi eccessivo.

Scrivere questa lingua è il compito oggi della scuola, come tante altre mission che ha da sempre. L’alternanza scuola lavoro può bene aiutare a colmare questo vuoto, utilizzando le strategie consuete del disciplinare, corroborato dell’aiuto di 1. Laboratorio di scrittura 2. Attorialità 3. Competenza tecnologica 4. Esperienza di team di lavoro – teatralità. Le direzioni sono articolate nel percorso grazie ad una didattica volta a creare dei modelli educativi che possano valere di per sé come suggerimento di azione per analoghi processi in altre scuole. Attualmente i percorsi sperimentati sono (libri in Rete) La didattica della Bellezza, Il segno del sacro, Didattica dell’Alternanza: Il segno del sacro, Il romanzo di Eleonora (autore C. Gily Reda).

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